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Vampira o Vampiro
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Inviato: Lun Mar 19, 2007 13:09 |
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Beati i criminali di guerra 1ª Parte
Zagabria, venerdì 2 ottobre 1998
All'arrivo a Zagabria, il Papa viene accolto da ali di folla festante. Nel santuario di Marija Bistrica (a 50 chilometri dalla capitale croata) è tutto pronto per la solenne cerimonia religiosa che l'indomani farà "beato" Sua Eminenza Stepinac.
Beatificazione di Stepinac Santino commemorativo
Per il beato Stepinac Festeggiamenti nella colonia croata in USA
Alle schiere di cattolici che lungo le strade della capitale croata salutano il suo arrivo, il Pontefice predica la riconciliazione e il perdono. Accenna anche al «doloroso e tragico»passato dicendo:
«Auspico di cuore che in questo lembo d'Europa non si ripetano mai più le situazioni disumane che vi si sono verificate in questo secolo a più riprese».
Vediamo a cosa si riferiva il Pontefice, e come beatificazione fu mal concessa, divideremo in due parti il medesimo periodo che va dalla formazione dello stato Croato alla sua caduta, dagli inizi delle stragi di "strada" a quelle nei campi di sterminio.
L'avvento della "Nezavisna Drzava Hrvatska", lo "Stato Indipendente Croato", viene proclamato dai microfoni di "Radio Zagabria", alle ore 17.45 del 10 aprile 1941, dall'ex colonnello dell'esercito austro-ungarico Slavko Kvaternik, il quale parla a nome del Poglavnik Ante Pavelic. Alla proclamazione radiofonica del 10 aprile segue la cerimonia ufficiale del giorno 12 Aprile
Il nuovo Stato-fantoccio creato dal Führer nazista e dal Duce fascista può contare sull'entusiastico sostegno della Chiesa cattolica croata, un sostegno non privo di concretezza. L' 11 aprile, attraverso "Radio Zagabria", le autorità ustascia hanno invitato la popolazione cittadina a rivolgersi agli uffici parrocchiali, dove i sacerdoti avrebbero impartito loro le direttive sul comportamento collaborativo da tenere verso gli occupanti nazifascisti .
Polizia Ustascia Udienza Vaticana
A parte il battaglione Paracadutisti e il 369º Reggimento "Vrazja Divizija" ("Divisione diabolica"), schierati contro i partigiani jugoslavi, tutti gli altri reparti militari ustascia - mai impegnati in azioni di guerra - vengono impiegati sul fronte interno, cioè applicati alla massiccia opera di "pulizia" etnico-religiosa. Tutti i reparti delle Forze di autodifesa ustascia dispongono di cappellani cattolici: alcuni di essi, benché indossino l'abito talare, partecipano in prima persona all'azione di sterminio; gli altri si limitano ad avallare il massacro etnico-religioso "in nome di Dio". I cappellani militari sono in totale 150, e sono sottoposti al Vicario militare apostolico, cioè al primate di Croazia monsignor Alojzije Stepinac
Ustascia e S.S. Manifesto che invita all'arruolamento
Fin dall'aprile 1941 è evidente che la' priorità assoluta dello Stato indipendente croato è la "pulizia" etnico-religiosa del Paese. ]Mentre il Poglavnik, rivolto alla milizia, spiega che «un buon ustascia è quello che sa usare il pugnale per strappare il figlio dal grembo della madre»
Acciaio di Solingen Per sgozzare i prigionieri
il pragmatico gerarca Viktor Gutic, in un suo discorso alla milizia ustascia del 26 maggio 1941 a Banja Luka, annuncia che «tutti gli elementi indesiderabili saranno presto sterminati senza che ne rimanga traccia». Il giorno seguente, a Bosancki Most, Gutic precisa meglio il concetto:
«Ho impartito disposizioni drastiche perché i serbi siano annullati, dapprima economicamente e quindi in ogni senso. Nessuna falsa pietà nei loro confronti distruggeteli ovunque se ne presenti l'occasione... Vi accompagneranno la benedizione del Signore e la mia approvazione»
La lezione - "Per sgozzare si impugna così"
La dottrina ustascia del "difensore della cristianità cattolica" Ante Pavelic è una visione carismatica, tenebrosa e medievale del cristianesimo. Un'ideologia razzial-religiosa fanatica e sanguinaria che nella sua pratica attuazione si avvale del pieno sostegno hitleriano, della discreta complicità mussoliniana, e del silente imprimatur vaticano.
Così, mentre nelle maggiori città croate la dittatura del Poglavnik affronta la "pulizia" etnico-religiosa ricorrendo alle leggi razziali, nei centri minori la milizia ustascia procede spietata come una truculenta orda barbarica. Dalla seconda metà dell'aprile al giugno 1941, le azioni di sterminio si susseguono in tutta la provincia croata.
Ustascia la Legione Nera
A Koritza gli ustascia massacrano 176 serbo-ortodossi.
Nel distretto di Ljubiski i miliziani, comandati dal capo ustascia Juro Borota, ne massacrano 4.500.
A Capljina le vittime serbe dei massacri ordinati da Franjo Vego (collaboratore del ministro Artukovic) sono circa 5.000.
Nel campo di aviazione dislocato tra Svjice e Livno, 280 serbi vengono buttati nelle cisterne e cosparsi di calce viva.
A Galinjevo centinaia di serbi vengono buttati nel fiume Drina dal ponte di Prisoj legati due a due con filo di ferro.
A Otocac, il 2 maggio, 331 serbi vengono obbligati a scavare un gigantesco fossato, e concluso lo scavo vengono tutti massacrati a colpi d'ascia. Tra le vittime c'è il pope ortodosso, ed ex deputato del Parlamento di Belgrado, Branko Dobrosaljevic, ucciso dai miliziani ustascia (tra i quali c'è il frate Jovan Popovic) dopo essere stato costretto ad assistere all'esecuzione di suo figlio, e dopo essere stato torturato per ore.
I massacri - Padre e figlio nella solita fossa
Il 28 giugno, per ordine di Eugen Kvaternik-Dido, viene distrutta con la dinamite la cattedrale ortodossa di Bihac, mentre nel corso della stessa giornata vengono massacrati circa 2.000 fra serbi ed ebrei. Migliaia di ortodossi ed ebrei vengono buttati nei gorghi della Drina.
In Erzegovina, 559 serbi vengono gettati nel precipizio di Golubinka (dove, negli anni successivi, finiranno altre migliaia di vittime); al massacro assistono due preti cattolici (forse impegnati a impartire l'estrema unzione...).
I villaggi serbi di Srebrenica, Ozren, Vlasenica, Kladanj vengono devastati dalla milizia ustascia. Nel distretto di Sanki Most e di Kljuc, in tre giorni, le vittime serbe e ebree arrivano a circa 5.000 unità .
Dal 29 luglio, nei villaggi di Krnjac, Krotinje, Siroka Reka, Rakovic, una colonna ustascia guidata da Bozidar Cerovski procede allo sterminio di circa 3.000 serbi.
Altri 907 vengono uccisi dal 9 agosto tra Ornice, Divoselo e Citluk.
Oltre 500 fra donne e bambini vengono buttati nei crepacci del Monte Tusnica,
80 fra donne e bambini vengono massacrati all'interno della scuola comunale di Celebic
Boxanshi Novi 1941 Bambini massacrati
Rinchiusi nelle loro case di Baska e Perna, 540 serbi vengono arsi vivi .Vedi Nota 1
Cattedrale di Sadilovac Alcuni dei 149 bambini massacrati
A Korenica, dal 22 agosto, le milizie ustascia torturano e uccidono centinaia di serbi. Alcuni dei cadaveri hanno naso e orecchie recisi; altri hanno aghi conficcati sotto le unghie. A tutte le vittime sono stati strappati gli occhi, conservati dagli ustascia come macabri trofei; testimonierà il medico inglese L Rogers:
«Raccolsi la borsa di un miliziano ustascia catturato dai partigiani, e l'aprii. Da principio credetti di vedere molluschi sgusciati, ma poi, guardando meglio, mi resi conto che si trattava di occhi umani» Vedi nota 2
Giovane serbo accecato
Nel settembre 1941, a Dvorn/Uni, la milizia ustascia, nell'occasione guidata personalmente dal vicario parrocchiale di Divusa Ante Diuric, uccide il segretario comunale, il direttore della Posta, il capo delle guardie forestali e altre 11 persone serbe, dopo aver bruciato loro braccia e gambe; Pavelic attribuirà poi al sacerdote la "Croce al merito".
Croazia un sacerdote, un ustascia, un nazista
Nel Dopoguerra, una commissione d'indagine del governo jugoslavo, affiancata da osservatori Alleati, descriverà i risultati seguiti all'esumazione di decine di migliaia di cadaveri in ogni parte della Croazia: «Dall'esame dei resti delle vittime si deduce che alcuni furono strangolati con filo di ferro, altri abbattuti con bastoni di legno, altri ancora con magli, mazze e martelli e con altri oggetti metallici provocando la rottura dei cranio, altri ancora fucilati alla nuca, al petto e alla testa, con pistole e fucili»
Croazia Un monito per i serbi
Le testimonianze di quei primi massacri sono numerose. Maria Bogunovic, per esempio, originaria di Lijevno, dichiarerà al personale del Centro rifugiati di Belgrado: «Il 20 agosto 1941 gli ustascia arrestarono tutti gli uomini serbi della mia città e li condussero nella vicina foresta di Koprivnica, dove li trucidarono. Poi fu la volta dei loro familiari nello stesso luogo. Violentarono le donne e le fanciulle; tagliarono loro i seni, impalarono i bambini, squartarono i vecchi dopo averli accecati»
Croazia Donna massacrata
Attraverso la testimonianza del solo superstite resa nel 1946 al processo di Zagabria contro monsignor Stepinac sarà possibile ricostruire il massacro di Glina organizzato dal ministro ustascia Mirko Puk, originario della cittadine, e dal frate francescano Ermenegildo padre guardiano del monastero di Cuntic.
Suore in marcia Parata di suore e ustascia
Adagiato sulla riva dell'omonimo fiume, Glina è un piccolo borgo della Krajina; una cittadina come tante, abitata in prevalenza da contadini. Il 14 maggio 1941 tutti gli abitanti di origine serba, circa 700 persone, vengono convogliati nel locale tempio ortodosso per il Te Deum celebrativo della fondazione dello Stato indipendente croato, e per sottoporsi al rito di "conversione" collettiva al cattolicesimo Prima dell' inizio della funzione religiosa, nel tempio ortodosso irrompe un reparto ustascia, il cui comandante chiede ai presenti chi di loro possegga il "certificato di conversione" (i due soli possessori del documento vengono allontanati dalla chiesa); dopodiché gli aguzzini del Poglavnik procedono alla mattanza di tutti i presenti, e fra i primi viene trucidato il pope ortodosso Bogdan Opacic. Il solo superstite, Ljubo Jednak, nell'autunno 1946, al processo di Zagabria contro monsignor Stepinac,. renderà la seguente testimonianza: Vedi Nota 3
Insieme allo sterminio di massa, gli ustascia procedono alla sistematica distruzione dei luoghi di culto non cattolici. Prima della fine della guerra, nello Stato indipendente croato le milizie del Poglavnik distruggeranno 299 chiese ortodosse, uccidendo sei vescovi e 222 religiosi della Chiesa serbo-ortodossa. Le esecuzioni dei religiosi ortodossi vengono attuate con particolare efferatezza.
Il vescovo monsignor Antonij Dositej, ordinario ortodosso di Zagabria, muore sotto tortura nel marzo 1942: il suo cadavere viene privato degli organi genitali, e impalato.
Il vescovo ottantenne Petar Simonic, metropolita di Debar, viene arrestato dal sacerdote cattolico Bozidar Bralo, e, quindi internato nel campo di sterminio di Jasenovac, dove verrà sgozzato.Vedi Nota 4
Debar Il cadavere del Metropolita Petar Simonic
L'ottantunenne vescovo di Banja Luka, monsignor Platon Jovanovic, rimasto in città in seguito alla promessa del vescovo cattolico Jozo Garic di intercedere per la sua salvezza, viene arrestato di notte e condotto, insieme al sacerdote ortodosso Dusan Sabotic, in una località nei pressi di Banja Luka, dove i due religiosi vengono torturati: gli viene strappata la barba (simbolo distintivo dei pope ortodossi), e prima di essere ucciso gli vengono asportati occhi, naso e orecchie.
Il vescovo di Plaski, monsignor Sava Trlajic, viene torturato e ucciso insieme a tre suoi sacerdoti mentre è in corso il massacro dell'isola di PagoVedi Nota 5
Il vescovo di Ototac, monsignor Branko Dobrosavljevic, viene arrestato insieme a suo figlio: il ragazzo viene fatto a pezzi a colpi di scure in presenza del padre, al quale vengono poi strappati la barba, i capelli e gli occhi e infine ucciso, anche lui a colpi di scure.
Analoghe torture precedono l'uccisione del vescovo ortodosso di Zica, monsignor Nikolaj Velimirovic
La dittatura ustascia procede anche contro il culto israelita e contro tutto il popolo "nemico del Dio cattolico". Il 16 aprile 1941 reparti militari nazisti e ustascia devastano la splendida sinagoga di Sarajevo, con la sua biblioteca e gli antichi archivi. Pochi giorni dopo analoga sorte tocca al tempio ebraico di Mostar. I primi eccidi antisemiti vengono attuati dagli ustascia con la stessa spietata ferocia applicata ai serbo-ortodossi. Gli arresti di massa degli ebrei nelle principali città croate vengono legalizzati il 15 giugno 1941, mediante il varo di un decreto-legge che applica il criterio della «responsabilità collettiva»:
.. La persecuzione del popolo ebraico, alla quale collabora fattivamente anche l'occupante tedesco, viene supportata dalla dittatura ustascia riesumando l'antico anatema cattolico della "colpa originaria" degli israeliti, riassunta dal padre della Chiesa Origene: «Il sangue di Gesù ricade non solo sugli ebrei del tempo, ma su tutte le generazioni di ebrei fino alla fine del mondo» . che l'approdo della persecuzione antisemita attuata dagli ustascia sia la "soluzione finale" teorizzata da Hitler lo annuncia a chiare lettere Ante Pavelic in persona 1'11 giugno 1941: «La questione ebraica sarà liquidata nel più breve tempo possibile... Nella sola Zagabria vi erano 18 mila ebrei; ne sono rimasti 4 mila, e anche questi verranno inviati in campi di lavoro o in campi di concentramento» Fra il 1941 e il 1945, le milizie ustascia massacreranno circa 50 mila ebrei (cioè oltre la metà della popolazione ebraica residente nello Stato croato). Compresi tutti i 47 rabbini, alcuni dei quali letteralmente macellati. Si sottrarranno al massacro solo gli ebrei che riusciranno a riparare sulle montagne, o che si troveranno sotto la giurisdizione militare italiana .
Il diplomatico del Vaticano a Zagabria, monsignor Giuseppe Ramiro Marcone, il 17 luglio 1942 invia un messaggio alla Santa Sede: «Sono stato informato confidenzialmente dal maresciallo Kvaternik che entro sei mesi dovrà deportare in Germania tutti gli ebrei croati, compresi vecchi, donne e fanciulli. Kvaternik si dichiara disposto a prendere tempo se il Vaticano interverrà per chiedere di annullare l'ordine. Kvaternik fa presente di essere a conoscenza che già due milioni di ebrei sono stati uccisi in Germania» In quegli stessi giorni, il Rabbino capo di Zagabria si rivolge direttamente a Pio XII inviandogli una lettera che in sostanza conferma le allarmanti notizie già riferite da monsignor Marcone alla Santa Sede, supplicando il Pontefice di intervenire in favore dei «resti dei resti della nostra comunità »
Nonostante l'evidente, pressante urgenza delle due richieste di intervento rivolte alla Santa Sede, il Pontefice risponde solo il 6 ottobre, e solo al Legato apostolico a Zagabria: Pio XII invita monsignor Marcone a «profittare di una occasione propizia per richiamare, con tutto il tatto necessario, l'attenzione delle Autorità [e] ottenere un trattamento più benevolo verso questi sfortunati ebrei di Croazia»
Nella seconda parte prenderemo in esame
la situazione dei campi di concentramento
Note :
Alojzije Viktor Stepinac
Nasce l'8 maggio 1898 a Brezaric, nella parrocchia di Krasic presso una famiglia di contadini benestanti. Nel 1919 entra in seminario, e dal suo vescovo è mandato a Roma per gli studi teologici. Qui nel 1930 è ordinato sacerdote. Nel 1934 è consacrato suo vescovo coadiutore con diritto di successione. Pochi anni dopo, nel 1937, egli succede a monsignor. Bauer come arcivescovo di Zagabria.
Monsignor Stepinac Gerarchie clericali e militari
La fonte cattolica non tratta gli anni dal '37 al '45
Dopo il 1945 Stephinac diventerà uno dei più audaci difensori della libertà religiosa contro il regime di Tito. Il 19 ottobre 1946 è rinchiuso in carcere fino al 1951. Anno nel quale è confinato nel villaggio natio di Krasic dalla polizia locale. Il 12 gennaio del 1953 viene creato cardinale da Pio XII. Il 10 febbraio 1960 muore a causa di una malattia, contratta in carcere. È beatificato il 3 ottobre 1998 da Giovanni Paolo II.
.........................................................Nota 1
Boxanschi Novi 1941 Bambino decapitato
. Si stima che tra il 1941e il 1945 nel territorio dello Stato indipendente croato vennero uccisi dagli ustascia non meno di 63.000 bambini serbi di età inferiore ai 12 anni. Nel Dopoguerra il ricercatore Dragoje Lukic, membro di una Commissione di Stato jugoslava, redigerà un elenco di 53.626 bambini trucidati dalla dittatura del Poglavnik, indicati con nomi e cognomi,
..............................................................Nota 2
L. Rogers, Guerrilla Surgeon, Londra 1957, pag. 46' Rogers è un ufficiale medico inglese che fa parte di una missione britannica aggregata ai partigiani di Tito.
Della macabra predilezione degli ustascia per i bulbi oculari delle loro vittime testimonierà anche lo scrittore italiano Curzio Malaparte. Raccontando un suo incontro con Ante Pavelic, Malaparte scrive: «Mentre si parlava, io osservavo un paniere di vimini posto sulla scrivania, alla sinistra del Poglavnik. Il coperchio era sollevato, si vedeva che il paniere era colmo di frutti di mare, così mi parvero, e avrei detto di ostriche, ma tolte dal guscio, come quelle che si vedono talvolta esposte, in grandi vassoi, nelle vetrine di Fortnum and Mason, in Piccadilly a Londra. Casertano (ministro italiano a Zagabria, ndr) mi guardò, stringendo l'occhio: "Ti piacerebbe, eh, una bella zuppa di ostriche!". "Sono ostriche della Dalmazia?", domandai al Poglavnik. Ante Pavelic sollevò il coperchio del paniere e mostrando quei frutti di mare, quella massa viscida e gelatinosa di ostriche, disse sorridendo, con quel suo sorriso buono e stanco: "
È un regalo dei miei fedeli ustascia: sono venti chili di occhi umani"»
; C. Malaparte, Kaputt, Firenze 1964, pag.429.
...................................................................Nota 3
«A una delle prime vittime» fecero appoggiare la testa sul tavolo, un ustascia gli tagliò la gola col pugnale gridando: "Canta adesso!", e quello cominciò a cantare. Il sangue gli fiottò dalla gola, sprizzando fino a due metri di distanza. Uno di noi disse: "Faranno così a tutti, uno alla volta". A quelle parole gli ustascia urlarono: "Scanna quél figlio di puttana serba!". Si gettarono addosso a quello che aveva parlato e lo colpirono con due -tre pugnalate. Quando cadde a terra, altri due ustascia gli si gettarono addosso e gli fracassarono la testa; poi lo trascinarono fuori dalla chiesa e lo gettarono sul camion con, gli altri. Continuò così a lungo. Un camion dopo l'altro furono caricati di cadaveri. Scannarono quasi tutti quelli che stavano nella chiesa. Restammo io e una decina di altri vivi. lo stavo in un angolo presso la porta e vedevo gli ustascia che trascinavano fuori i corpi insanguinati. Il pavimento della chiesa era un lago di sangue, la chiesa era illuminata dalle candele. A un certo punto, quando vi fu silenzio, mentre gli ustascia erano fuori a caricare i cadaveri sul camion, io uscii dal mio angolo e mi gettai in mezzo a un mucchio di sgozzati. Allargai le braccia, mi adagiai per terra nel sangue, e stetti lì come se fossi morto...... in posa
...... vidi i due ustascia, che avevano afferrato un uomo tenendolo per le braccia. L'uomo implorava: "Non mi uccidete, non ho fatto niente di male, sono rimasto vivo io solo, risparmiatemi!". L'uomo aveva grandi baffi. Gli ustascia gli chiesero se avesse famiglia, e l'uomo rispose che aveva una sorella di diciotto anni e un'altra di ventidue. "Quella di diciotto me la prendo io!", disse un ustascia. "E l'altra è mia", aggiunse il secondo. Poi, ridendo, presero una candela e bruciarono i baffi all'uomo. Urlava di dolore, gli ustascia gli bruciarono anche gli occhi, prima uno, poi l'altro. L'uomo emise un urlo bestiale, e l'ustascia gli sferrò un colpo alla schiena col calcio del fucile. Poi lo gettarono a terra e gli schiacciarono la testa a calci e col fucile. Poi col pugnale lo trafissero una decina di volte in tutto il corpo.
L'ascia Con il cranio spezzato
Infine sollevarono anche me, io facevo il morto, ero insanguinato dalla testa ai piedi. Uno mi prese per le braccia, l'altro per le gambe, mi, portarono fuori e mi gettarono su un camion sopra gli altri morti. .....
Il camion si mosse col suo carico di cadaveri. Quelli che lo accompagnavano ammonirono: "Fate attenzione che non sia rimasto qualcuno ancora vivo. Se ne resta vivo uno solo è meglio che non torniate a Glina". lo mi dissi: "Sono ancora vivo, e posso sperare di rimanere vivo". Il camion attraversò Ukinaci e Prekop, io sollevai un po' la testa e vidi due ustascia seduti nel camion: stavano lì e tacevano. Il camion girò a destra verso Novo Selo. Conoscevo quel posto. Poi attraversò un campo, e quando si fermò c'erano lì degli ustascia ad aspettarlo.
In posa Ustascia della Legione Nera con testa di cadavere Serbo
Cominciarono a scaricarci. I camion si erano fermati accanto a una grande fossa, così i corpi cadevano direttamente nella fossa. Mi presero per i piedi e le braccia e mi gettarono giù nel mucchio. La fossa era quasi piena. Ero tutto raggomitolato, quattro - cinque cadaveri mi caddero sulle gambe, c'era una donna che dava ancora segni di vita. Dio mio, cosa non fecero a quella disgraziata!
La violentarono lì, sulla fossa, quella urlava e strepitava. "Di dove sei tu?", le chiesero. "Sono maestra a Bovic", rispose. Poi le sferrarono una mazzata sulla testa e anche lei ricadde nella fossa. Altri, con mazze e accette, davano colpi qua e là nel mucchio dei corpi insanguinati.
Torture Si osserva il cadavere torturato di Sisak Milos
Partì un camion, ne arrivò un altro, poi un altro ancora. C'erano già altre fosse più avanti, tre o quattro, e anche quelle si riempirono. Ogni tanto tra i cadaveri qualcuno gridava: "Joi, Joi, figli miei, mamma mia, ma che vi ho fatto?". C'era sempre qualcuno ancora vivo e gli ustascia allora lo finivano con le accette e le mazze... Credo che nella mia fossa ci fossero oltre cento sgozzati. Le altre fosse non so quanto fossero larghe e profonde.
In posa Ustascia in posa su una fossa di cadaveri
Poi ci fu silenzio. Tesi l'orecchio per sentire, ma niente... tutto taceva. Sollevai un po' il capo per ascoltare meglio, e dopo un po' sentii qualcuno che diceva: "Guardate che qui tutti non ci stanno, la fossa non si può coprire. Bisogna trasportarli, in un'altra fossa. E sistemarli bene, per farceli stare tutti". Due ustascia cominciarono a trascinare i cadaveri. Arrivarono anche ai cadaveri che mi stavano sopra. Ne presero uno, poi un altro, un terzo... Il quarto si mosse da solo. "Porca sua madre p... qua ce n'è uno che non è morto", bestemmiò un ustascia. "Sparagli!". Fecero fuoco due -tre volte, e un colpo mi prese alla gamba... qui, sopra il ginocchio... Quando sollevarono i cadaveri che mi stavano sopra, presero anche me per le braccia, mi tolsero la maglia, mi rivoltarono a faccia in giù e mi allungarono le gambe per sistemarmi meglio. Mi lasciarono nella fossa. Mi sembrò un'eternità , smisi di respirare, non feci un movimento. Continuavo a ripetermi: "Devo restare vivo"...».
............................................................Nota 4
Segretario dell'arcivescovo di Sarajevo Ivan Sariz, Bozidar Bralo in seguito diventerà prefetto ustascia della Bosnia Orientale e in quella veste sarà direttamente responsabile dei massacri di Reljevo e di Alipasin Most
............................................................Nota 5
A Pago vengono massacrati circa 10.000 serbi, il 29 agosto 1941 l'isola viene occupata dalle truppe italiane che forniscono dettagliate testimonianze dell'eccidio locale compiuto dagli ustascia
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_________________ Niente scissione, la nuova maggioranza, è "una aggregazione informe di gruppi minoritari", e il documento che la unifica "si apre indicando il nemico nel governo ombra. Il nostro si apre indicando il nemico ed è il governo Berlusconi".
N. Vendola
http://oraesempreresistenza.dilucide.com/ |
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Beati i criminali di guerra Parte 2ª
-I primi campi di sterminio in Croazia vengono allestiti dagli ustascia fin dall'aprile-maggio 1941. Vengono "legalizzati" il 23 novembre 1941, con il nome di "Campi di internamento e di lavoro", mediante un apposito decreto-legge firmato dal Poglavnik e dal ministro degli Interni Andrija Artukovic. Noti come logor, sono disseminati in tutto il territorio dello Stato indipendente croato.
Lager di Jasenovic
L'internamento nei campi non viene disposto dai tribunali, ma dal "Servizio ustascia di controllo" (Uns), le cui decisioni sono inappellabili: lo stabilisce la legge che li istituisce. In realtà , qualunque reparto delle milizie del Poglavnik ha il potere di catturare e internare chiunque nei logoro I campi attivi nel territorio dello Stato croato sono 22, ma la maggior parte lo rimarrà per breve tempo - il tempo necessario per contribuire al genocidio etnico - religioso.
Solo due campi - quello di Jasenovac e quello di Stara Gradiska - rimarranno funzionanti fino al 1945. Sarà impossibile accertare l'esatto numero di vittime uccise o perite per stenti e malattie nei logor: tutti i registri e il materiale documentale (ma in alcuni campi non veniva tenuta alcuna documentazione degli internati) verranno distrutti dai carnefici ustascia in fuga.
Inizialmente il comandante in capo dei logor è Mijo Babic, ma la sua reggenza è molto breve: nel giugno 1941 Babic viene ucciso dai partigiani serbi. A succedergli viene chiamato Vieroslav Luburic, il quale, il 9 ottobre 1942, nel corso di una cerimonia ufficiale, si vanterà di avere «eliminato nel lager di Jasenovac più persone che l'impero ottomano nel lungo periodo in cui occupò Paesi europei; sua sorella, Nada Luburic, invece, si distingue per le efferatezze che riserva alle prigioniere del logor di Stara Gradiska, Stara Gradiska è una lager di sterminio destinato a donne e bambini dispone di un gruppo di suore carceriere che aiutano gli aguzzini ustascia.
Lager Jasenovic Il Boia Maks Luburic e un ufficiale nazista
In 4 anni viene stimato 75.000 persone trucidate [/i]Vedi Nota1ª[/i]
La guardia dei campi di sterminio è affidata a uno speciale corpo chiamato "Ustaska Nadzorna Sluzba".
Il primo campo di sterminio viene situato dagli ustascia a Danica, presso Koprivnika, e viene aperto negli ultimi giorni dell'aprile 1941, quando le carceri dello Stato croato sono ormai stracolme di prigionieri. Il primo convoglio di circa 300 internati vi arriva il 29 aprile; a metà maggio i prigionieri del campo di Danica sono già 3.000. Arrivano rinchiusi dentro vagoni ferroviari piombati che sulle fiancate recano la scritta "Frutta avariata". Il campo funziona sia come centro di smistamento verso altri lager in via di allestimento e completamento, sia come luogo di eliminazione. A luglio i prigionieri del logor di Danica raggiungono le 9.000 unità ; vengono alimentati con mezzo chilo di pane al giorno per ciascun gruppo di 14 prigionieri. Alla fine di quello stesso luglio il lager viene chiuso: molti prigionieri vengono trasferiti in altri campi, altri vengono eliminati.
Il campo di Jadovno, situato nei pressi del monte Velebit, è il primo lager ustascia concepito esclusivamente come struttura di sterminio. È attivo dal 22 maggio 1941, con l'arrivo dei primi prigionieri che contribuiscono a erigerlo: è circondato da un recinto di filo spinato alto quattro metri che circoscrive un campo aperto. Due baracche, una per il comando e una per i guardiani, sono collocate all'esterno del recinto. All'interno del recinto non c'è niente: i prigionieri dormono sulla nuda terra. Verso la fine di giugno a Jadovno arrivano a ondate successive altri prigionieri, che vengono subito eliminati: al ritmo di 3-400 al giorno, gli internati, in gran parte serbi e ebrei, vengono condotti verso un dirupo che dista dal campo cinque chilometri, la "Fossa di Saranova"; lì vengono sgozzati o colpiti alla testa con mazze di ferro, quindi gettati nel burrone. Alla fine di luglio, la "Fossa di Saranova è una fossa comune che raccoglie oltre 10.000 cadaveri. In agosto il numero di prigionieri in arrivo al campo di Jadovno è di varie migliaia al giorno
Lager Jasenovic La mazza per il massacro
Così si intensifica anche il ritmo delle esecuzioni, che ora avvengono anche presso la "Fossa di Grgin Brijeg". Alla fine del mese il campo viene smantellato; gli ultimi 1.500 prigionieri vengono mitragliati sul ciglio delle due fosse. Ma ne restano ancora 150, impegnati a completare lo smantellamento del campo e a cancellarne le tracce; concluso il lavoro, finiscono anche loro uccisi in fondo al precipizio.
A seconda delle fonti, il numero stimato di prigionieri trucidati a Jadovno varia da 35.000 a 75.000 persone. Il 18 maggio 1941, in un castello a 25 km da Zagabria, viene allestito il capo di Kerestinec, nel quale vengono internati intellettuali e personalità arrestati nella capitale croata. Le fucilazioni cominciano l' 8 luglio, ma nella notte fra il 13 e il 14 un gruppo di partigiani jugoslavi penetra nel campo e tenta di liberare i prigionieri. L'azione fallisce: solo 14 internati riescono a salvarsi, gli altri vengono tutti fucilati. Il giorno 16 il campo viene smantellato.
Altro lager di breve durata è quello allestito a Slano, sull'isola di Pago. Il primo gruppo di prigionieri ci arriva il 25 giugno 1941. In meno di due mesi, i trucidati assommano a circa 10.000. Il 20 agosto, quando le truppe italiane prendono possesso dell'isola, trovano montagne di cadaveri accatastati in una profonda fossa comune in località Fornace.Vedi Nota 2ª
Alle atrocità praticate in tutti i campi di sterminio ustascia a Jasenovac si unisce un efficientismo più propriamente nazista. Tra gennaio e febbraio 1942, nel lager vengono infatti attivati due forni crematori progettati dal colonnello ustascia Hinko Piccilli; gli impianti funzionano senza soste, notte e giorno, fino al successivo mese di maggio (quando verranno fermati per ragioni ignote), cioè per circa tre mesi. Periodo nel corso del quale vengono cremati circa 15.000 corpi .Vedi Nota 3ª
I guardiani ustascia non sono sufficienti per mantenere il tremendo ritmo delle cremazioni: così a loro si uniscono un centinaio di nomadi, che da prigionieri vengono costretti a trasformarsi in complici degli aguzzini con la qualifica di grobari ("becchini")Vedi Nota 4ª
Per un certo periodo, i bambini rimangono nelle baracche insieme ai loro familiari internati. Poi, nel dicembre 1941, ne vengono radunati circa 400, di età compresa fra i 4 e i 14 anni, e il comandante dei campi di sterminio, Vieroslav Luburic, ordina che venga messa a loro disposizione una baracca e che maestri e professori, scelti fra i prigionieri, insegnino loro a leggere, a scrivere e a cantare. La messinscena dell'istruzione forzata ha un fine: il comandante del campo di sterminio è in attesa della visita di un gruppo di giornalisti e osservatori stranieri accompagnati da una delegazione croata; quattro giorni dopo il sopralluogo dei giornalisti nel campo, tutti i bambini e i loro insegnanti vengono massacrati Vedi Nota 5ª
Lager Jasenovic Bambini Serbi
Il 19 novembre 1943, circa 800 ebrei internati nel logor di Jasenovac vengono caricati su alcune chiatte e trasportati sull'altra sponda della Sava, dove sono costretti a scavare delle fosse: sono le loro tombe, perché ultimati i lavori di scavo vengono massacrati dagli ustascia a colpi di mazza. Alla fine dello stesso mese, il nuovo comandante del campo, Ivica Matkovic, sottopone 160 intellettuali (per lo più insegnanti) prigionieri nel lager a un "esperimento": vuole appurare quanto tempo un essere umano possa sopravvivere senza acqua né cibo. Molti muoiono dopo i primi giorni, ma una quarantina di "cavie" riesce a sopravvivere mangiando l'erba del campo e in qualche caso la carne dei morti Vedi Nota 6ª
Alla vigilia di Natale i superstiti, approfittando di un nubifragio, riescono a superare i reticolati del campo e a tuffarsi nella Sava; i carcerieri ustascia ne ripescano dal fiume 35 vivi, e li rinchiudono nudi in una baracca: la temperatura è a -30 °C, e muoiono tutti assiderati.
Cadavere nella Sava
Durante l'inverno 1944-45 nel lager di Jasenovac il ritmo delle esecuzioni aumenta: la fine della dittatura del Poglavnik si approssima, e i carnefici stringono i tempi. Nel marzo-aprile 1945, 15.000 nuovi internati vengono sterminati al loro arrivo; i prigionieri superstiti vengono costretti a seppellire le migliaia di cadaveri. Dopodiché, per cancellare le tracce degli orrori, una parte del lager viene data alle fiamme.
Il 20 aprile gli ultimi sopravvissuti del logor di Jasenovac tentano di evadere in massa. La maggior parte viene falciata dalle mitragliatrici, e solo una cinquantina riesce a fuggire. Qualche giorno dopo, i guardiani ustascia minano e fanno esplodere gli ultimi resti del campo di sterminio, abbandonando le macerie ai reparti dell'esercito di liberazione jugoslavo.
Al comando del lager ustascia di Jasenovac è il frate francescano Miroslav Filipovic Majstorovic, chiamato "Fra' Satana" e amico personale del Poglavnik (che arriverà a insignirlo con il grado di maggiore della Milizia ustascia). Quando assume il comando del campo di sterminio, "Fra' Satana" ha già una reputazione che non lascia dubbi: il cattolico francescano è stato comandante di una brigata delle "Guardie del corpo del Poglavnik", squadracce ustascia della morte che nell'ottobre 1941, nella zona compresa tra Banja Luka e Motica, hanno massacrato oltre 4.800 serbi e che nel novembre 1941, nella scuola elementare di Krivaja, hanno massacrato a pugnalate gruppi di bambini serbo-ortodossi .
Lager di Jasenovic Il francescano "Fra Satana"
Nel lager, "Fra' Satana" non si limita a comandare: provvede di persona a uccidere gli internati Vedi Nota 7ª
Lager di Jasenovic Il monaco ustascia Rendic
Altre testimonianze dei massacri etnico-religiosi da parte degli ustascia sono quelle dei militari italiani presenti in Croazia con le truppe mussoliniane di occupazione.
Quando arrivano a Ljubinje, i soldati italiani della Divisione "Cacciatori delle Alpi" trovano cataste di cadaveri privati degli occhi, bambini cui sono stati tagliati i piedi, cadaveri di donne incinte sventrati *
Il colonnello Giuseppe Angelini, comandante di un Reggimento della Divisione "Re", scriverà nelle sue memorie: «A migliaia i serbi furono accecati e atrocemente torturati, intere famiglie massacrate senza alcun rispetto per sesso e per età . Gli organizzatori e gli esecutori celebravano spesso la strage banchettando allegramente, così come festeggiarono nell'agosto' 41 1'uccisione del figlio del preside della scuola secondaria di Gospic quale loro millesima vittima» **
Analoghe testimonianze perverranno in seguito da molti altri militari italiani, come il tenente Salvatore Loi, testimone oculare di decine di eccidi ***
L'ufficiale dei Bersaglieri Enzo Gataldi, il quale scriverà delle «stragi perpetrate dai croati che, fra gli anni 1941-1942, portano alla carneficina di 356.000 ortodossi e di decine di migliaia di ebrei» **** Vedi Nota 8ª
L'8 febbraio 1942 il politico croato Prvoslav Grizogono, fervente cattolico, ex ministro di diversi governi jugoslavi d'anteguerra, indirizza all'arcivescovo di Zagabria Alojzije Stepinac la seguente lettera:
«lo vi scrivo da uomo a uomo, da cristiano a cristiano. Avevo da diversi mesi l'intenzione di tarlo, sperando sempre che le spaventose notizie provenienti dalla Croazia cessassero, così da potermi concentrare e scrivervi in pace. Nel corso degli ultimi dieci mesi i serbi sono stati uccisi e distrutti in Croazia nella maniera più brutale possibile, mentre le loro proprietà , valutate molti miliardi di dinari, sono state espropriate. Il rossore della vergogna e della collera copre il viso di tutti i croati onesti..... Vedi Nota 9ª
Questa lettera a monsignor Stepinac non è il primo tentativo effettuato dal croato Grizogono presso le gerarchie cattoliche per contrastare il genocidio ustascia: già il precedente 24 giugno 1941, Grizogono aveva scritto una missiva all'arcivescovo cattolico di Belgrado, monsignor Josip Ujcic, esortandolo ad attivarsi presso il Vaticano per far fermare lo sterminio ustascia in Croazia. Ma la Chiesa di Roma aveva taciuto, e anche il Primate dell'arcidiocesi di Zagabria tace. Il Vaticano e monsignor Stepinac fingono di essere sordi e ciechi. Così il massacro continua.
In un memorandum del maggio del 1943 inviato alla curia romana Stepinac sottolineava i meriti degli Ustascia nella conversione degli Ortodossi, ringraziava soprattutto i francescani e pregava il papa di ricordarsi dei Croati. Della visita del primate croato in Vaticano (dal 26 Maggio al 3 Giugno del 1943) siamo informati dal rappresentante Ustascia presso la Santa Sede principe Erwin Lobkowicz, il quale scrive: «L'arcivescovo ha fornito informazioni assai positive sulla Croazia...; ha sottaciuto alcune cose con le quali non era completamente d'accordo, per far apparire la Croazia nella miglior luce possibile... Ha anche giustificato e motivato i metodi usati verso gli Ebrei dagli Ustascia» (i quali avevano già assassinato l'80% degli Ebrei jugoslavi!)
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Nel 1944 Stepinac venne decorato da Pavelic con la «Gran Croce con Stella» e il 7 Luglio dello stesso anno sollecitò affinchè «tutti si ponessero a difesa dello stato, per edificarlo e sostenerlo con sempre maggiore energia». Addirittura il 25 marzo del 1945 il primate pubblicò un manifesto a favore della Grande Croazia...
Non è assolutamente credibile che Stepinac non sapesse cose che Radio Londra, la stampa alleata e persino alcuni giornali italiani avevano rese pubbliche; e sapeva tutto anche Pio XII, il quale tacque, come su Auschwitz e tante altre infamie.
In conclusione: dal 1941 al 1945 in Croazia vennero trucidate non meno di 600.000 persone (secondo il generale tedesco Rendulic), spesso direttamente ad opera di preti e frati; eppure nè Stepinac nè Pio XII sembra ne siano stati edotti. E tacquero.
l'8 maggio 1945 l'esercito di liberazione jugoslavo entra a Zagabria. Ante Pavelic, tre giorni prima, è fuggito in Austria. I gerarchi della dittatura rimasti in Croazia vengono arrestati e incarcerati. I primi interrogatori portano al rinvenimento e al sequestro del "tesoro" (oro, preziosi e documenti) affidato dal Poglavnik in fuga all'arcivescovo di Zagabria. Monsignor Stepinac viene arrestato il 17 maggio 1945 e rimane in stato di detenzione fino al successivo 3 giugno. Il 4 giugno, appena riottenuta la libertà , Stepinac ha un colloquio riservato con Tito (il quale, due giorni prima, si è incontrato con alcuni altri rappresentanti della Chiesa cattolica di Zagabria): il nuovo regime jugoslavo intende instaurare buoni rapporti con la Santa Sede, dalla quale si aspetta - in cambio del silenzio sulle responsabilità del clero croato nel genocidio degli ortodossi - una politica di apertura di collaborazione. Ma la politica estera vaticana rimane segnata. dal più viscerale anticomunismo, e la Chiesa di Roma non solo non manifesta alcuna apertura verso la "nuova Jugoslavia", ma la osteggia con veemenza.
Papa Pacelli ruppe il suo silenzio sulla Yugoslavia il 2 Giugno del 1945: «Dobbiamo purtroppo lamentare in più di un paese uccisioni di preti, deportazioni di civili, esecuzioni di cittadini senza processo o per vendette private: e non meno tristi sono le notizie che ci provengono dalla Slovenia e dalla Croazia...». Pio XII, insomma, non aveva notizie quando il regime di Pavelic, da lui benedetto, ammazzava, squartava, affogava, decapitava, strangolava, seppelliva vivi e crocifiggeva centinaia di migliaia di Serbi, Zingari, Ebrei, Ortodossi; ma quando l'esercito partigiano di Tito cominciò a chieder conto di tutti questi misfatti, ecco che Pacelli sa tutto, è accorato, paternamente preoccupato, addirittura costernato.
Monsignor Stepinac al processo di Zagabria
Il processo all'arcivescovo di Zagabria comincia il 30 settembre 1946, sulla base dell'atto d'accusa firmato dal magistrato croato Jakov Blazevic. I principali capi d'accusa a carico dell'imputato Alojzije Stepinac sono sei:
1) Il sostegno fornito dall'arcivescovo agli occupanti nazifascisti e la sua collaborazione con la dittatura ustascia dall'aprile 1941 all'aprile 1945. Ne sono prova le pubbliche dichiarazioni dell'episcopato in quegli anni, gli scritti della pubblicistica cattolica del periodo, l'attivismo filo-ustascia delle varie organizzazioni cattoliche capeggiate dal Primate di Croazia, le molte cerimonie religiose officiate in favore del regime (come le Messe solenni del 10 aprile di ogni anno per celebrare l'avvento dello Stato indipendente croato);
2) la diretta responsabilità dell'arcivescovo nell'organizzare e praticare le "conversioni" forzate al cattolicesimo dei serboortodossi di Croazia, Bosnia e Erzegovina, "conversioni" ottenute sotto la minaccia del massacro;
3) la responsabilità di monsignor Stetpinac nel genocidio etnico-religioso di serbi, ebrei e rom, in quanto Vicario apostolico militare delle Forze armate ustascia, cioè capo di tutti i cappellani che assistevano spiritualmente le milizie assassine;
4) le responsabilità dell'arcivescovo di Zagabria per non avere mai adottato alcun provvedimento a carico di quella nutrita schiera di religiosi che si sono macchiati di orrendi delitti, partecipando in prima persona ai massacri ustascia;
5) l'attivismo politico di monsignor $tepinac nell'ultima fase della dittatura di Pavelic per tentare di evitare il crollo del regime ustascia, tentativo culminato con l'occultamento, presso l'arcivescovado di Zagabria, «dell'archivio del ministero degli Esteri dello Stato indipendente croato e della Prefettura presso il Poglavnik»;
6) il sostegno di monsignor Stepinac all'attività eversiva dei "Krizari" e degli ustascia Lisak e Gulin, impegnati clandestinamente a organizzare la riscossa del nazionalismo croato.
In pratica, l'accusa rivolta a Stepinac è quella - prevista da tutti gli ordinamenti giuridici e dalle stesse leggi internazionali - di "tradimento" e "collaborazionismo". Infatti, il Regno di Jugoslavia, aggredito nell'aprile 1941 dai nazifascisti per crearvi il posticcio Stato indipendente croato, non aveva cessato di esistere, tant'è che il suo governo in esilio aveva continuato a essere riconosciuto da tutti i Paesi - Vaticano incluso non dell' Asse. E come tutti i cittadini croati, dunque, anche monsignor Stepinac non aveva perso il suo status giuridico di cittadino jugoslavo, e negli anni 1941-45 si era appunto reso colpevole di "tradimento" e "collaborazionismo".
Il 10 ottobre 1946 i giudici del Tribunale di Zagabria riconoscono l'imputato Alojzije Stepinac colpevole dei reati di favoreggiamento del nemico (cioè "collaborazionismo") e tradimento, e lo condannano a 16 anni di reclusione con annessi lavori forzati.
Il regime di Tito opera un estremo tentativo di evitare che monsignor Stepinac sconti la pena comminatagli dal Tribunale: gli viene offerto di lasciare il Paese, ma l'ex Primate cattolico di Croazia rifiuta la proposta.
Trasferito nella prigione di Lopoglava, monsignor Stepinac riceve un trattamento adeguato al suo rango di "detenuto eccellente": viene esentato dai lavori forzati disposti dalla condanna, e trascorre in carcere solo 5 dei 16 anni stabiliti dalla sentenza: il 5 dicembre 1951 il presunto «martire cattolico» viene scarcerato e ristretto al domicilio coatto nella sua cittadina di origine, a Krasic. Stepinac, a Krasic, può dedicarsi all'apostolato della scrittura: compone migliaia di pagine di sermoni e di altri testi religiosi; intrattiene una fittissima corrispondenza, scrivendo circa 5 mila lettere indirizzate a autorità ecclesiastiche e a fedeli, in Jugoslavia e all'estero.
Poco più di un anno dopo, il 12 gennaio 1953, «l'araldo della Fede Cristiana» Stepinac viene nominato cardinale, e l'elevazione viene annunciata in Vaticano da Papa Pio XII con un solenne encomio:
Papa Pio XII
«Non è qui, ma lo abbracciamo con tenerezza fraterna...
Noi vogliamo che tutti sappiano che nell'assegnargli la dignità della porpora romana noi abbiamo voluto premiarlo conformemente ai suoi meriti»
Il cardinale Alojzije Stepinac muore a Krasic il 1O febbraio 1960, all'età di 62 anni viene sepolto dietro l'altare maggiore della cattedrale di Zagabria. Una morte certo rattristata dal domicilio coatto: niente, rispetto alle centinaia di migliaia di morti atroci che per anni ha finto di non vedere. Una morte non da uomo libero: un'inezia, se paragonata al genocidio che ha avallato e benedetto per anni.
In ricordo del Lager
Da tutto questo se ne deduce che la beatificazione di monsignor Stepinac è risultata una mossa errata del Vaticano
Molte delle foto e molto testo sono tratti
da un bellissimo libro "L'arcivescovo del genocidio"
di Marca Aurelio Rivelli Ed Kaos
che io ringrazio per avermi aiutato
Note :
...............................................................Nota 1ª
«A Stara Gradiska era uno spettacolo quotidiano vedere mucchi di persone sgozzate e mutilate... Fra gli aguzzini più feroci ricordo Nada Luburic. Di notte si divertiva a pugnalare le prigioniere o a strozzarle con le proprie mani. (...) Giorno e notte sceglievano nuove vittime. Venivano 11 satnik Stjepan Bosak, le ustascia Nada Luburic, Maja Budjon e Bozica Obradovic, facevano la scelta, e le prescelte venivano sgozza,e in una cella». (Dalle testimonianze di Pauline Weiss e Rozika Sinko, superstiti all'internamento nel lager, cfr. Zlocini..., cit.).
Lager Jasenovic Nadia Luburic e Maja Budjon
...............................................................Nota 2ª
Lager Jasenovic Fossa di cadaveri
Il 22 settembre 1941 il comandante medico della I Sezione sanitaria del V Corpo d'armata italiano, Santo Strazzi (inviato a Slano con una squadra di soldati per procedere alla cremazione dei cadaveri, stante il pericolo di epidemie fra i soldati), inoltra al Direttore sanitario presso il comando del Corpo il seguente rapporto:
«(...) Rimossi i sassi, sotto alcuni centimetri di terra sono venute alla luce numerose braccia, spesso legate con fili elettrici, piedi nudi o calzati, teste... Dalla posizione dei cadaveri si deduce che i prigionieri, legati a due e a tre, abbiano prima scavate le fosse e che poi siano stati fucilati sulle stesse fosse o abbattuti con armi da taglio... Le fosse sono state frettolosamente ricoperte quando non ancora tutte le vittime erano morte, come dimostra la tragica espressione facciale della maggioranza dei cadaveri... In alcuni posti i cadaveri, buttati alla rinfusa, formavano cinque o sei strati l'uno sull'altro...
Quasi tutti i cadaveri maschili avevano gli arti superiori e inferiori legati... Nei pressi delle fosse sono stati rinvenuti dei bossoli di mitragliatrici, ma nella maggioranza dei cadaveri è stato possibile constatare ferite mortali da armi da taglio al petto, alla schiena, al collo. A una giovane donna sono stati asportati nettamente i seni. In due fosse abbiamo rinvenuto soltanto cadaveri di donne e di bambini, in altre erano mescolati uomini, donne e bambini... Siamo riusciti a recuperare e cremare 791 salme: 407 maschi, 293 donne e 91 bambini dai 5 ai 15 anni, e un neonato di 5 mesi... La persona che ci ha fatto da guida nella ricerca delle varie zone mi ha riferito che nella stragrande maggioranza i deportati venivano gettati nel mare, legati a grosse pietre, e che molti si sono suicidati gettandosi da soli in mare».
.................................................................Nota 3ª
Il primo comandante del campo di sterminio gerarca ustascia Ljubo Milos. Nel 1948, a Zagabria, Milos avrà lunghi colloqui con lo scrittore G. Bilainkin: racconterà , fra l'altro, come fossero stati creati degli speciali pugnali per rendere più rapide le uccisioni come vennero utilizzati martelli per uccidere e come i suoi agenti camminassero sui corpi e sulle teste dei bambini per assassinarli
...................................................................Nota 4ª
"Nei campi di concentramento di Jasenovac, nella notte del 29 Agosto 1942, furono emanati gli ordini di esecuzione. Scommesse furono fatte su quanto grande sarebbe stato il numero di giustiziati. Peter Brzica sgozzò 1.360 prigionieri con uno speciale coltello da macellaio. Avendosi proclamato vincitore della competizione, venne eletto Re dei tagliagola. Un orologio d'oro, un servizio di posate d'argento e un maiale arrosto con vino furono i suoi premi..."
Avro Manhattan, "The Vatican's Holocaust," 1986, pag. 48. Durante la seconda guerra mondiale, il sig. Manhattan era operatore radio presso "Radio Freedom" che era rivolto all'Europa occupata.
«Nei campi furono organizzate gare di abilità tra i carnefici, consistenti nel tagliare il più rapidamente possibile la gola agli internati con lo speciale pugnale ricurvo chiamato graviso. Il vincitore di tali competizioni fu Peter Brzica, già allievo del collegio francescano di Siroki Brijeg e membro della confraternita dei Crociati. Nella notte dél 29 agosto 1942, nel campo di Jasenovac, egli sarebbe riuscito a uccidere 1.300 persone» (AA.VV., Zlocini..., cit.)."
.....................................................................Nota 5ª
Della particolare ferocia di Luburic verso i bambini testimonierà nel primo Dopoguerra il diciannovenne ustascia Joso Oreskovic, arrestato dai partigiani: «Luburic mi ordinò di alzare il piede destro. Lo alzai, ed gli mi mise sotto il piede [un] bambino. "Colpisci", mi ordinò: colpii col piede e schiacciai la testa del bambino» (AA.VV., Zlocini..., cit.).
....................................................................Nota 6ª
I testimoni Nikola Kuhada, Brajer e Sime Riboli riferiranno di aver assistito ai raccapriccianti pasti, cfr. gli atti del proc Stepinac
....................................................................Nota 7ª
«È semplicemente impensabile che un francescano potesse dimostrarsi tanto sanguinario. Al contrario di Matkovic e Milos, che nell'atteggiamento rivelavano la loro bassezza spirituale, frate Filipovic era di modi gentili e affabili, fuorché durante i massacri. Allora diventava incomparabile. Egli a Gradina guidò gli autori dell' eccidio di massa. Usciva ogni notte per dirigere le stragi, e rientrava all'alba con la veste macchiata di sangue. Nessuno tra gli assassini aveva la sua resistenza... Un giorno, mentre pranzava, un ustascia gli si accostò e gli sussurrò alcune parole all'orecchio. L'ustascia si recò poi al cancello del campo e fece ritorno accompagnando un prigioniero. Frate Filipovic si alzò e lo uccise. Lo sventurato cadde sul pavimento. Il frate si sedette di nuovo e finì tranquillamente il pasto, dopo aver urlato: "Fate venire il becchino!"».
-Nel corso dell'eccidio di Motica, frate Miroslav Filipovic uccide a pugnalate il bambino Dura Glamocan, e di fronte all'orrore che turba perfino alcuni dei suoi sottoposti ustascia, il religioso urla: «lo sto convertendo il Diavolo in nome di Dio, seguite il mio esempio!». All'episodio accenna brevemente anche l'apologeta di monsignor Stepinac Fiorello Cavalli, che definisce il massacro dei serbi di Motica «una spedizione punitiva», originata da un attentato serbo a una miniera di carbone della zona, e finalizzata anche a «proteggere gli abitanti cattolici» della città .
-Un testimone oculare di quel massacro racconterà : «Vestito in abiti da frate ma con la bustina ustascia in testa, Filipovic entrò in classe seguito da alcuni ustascia: ordinò alla maestra di separare i bambini ortodossi da quelli cattolici e musulmani. La maestra, nulla sospettando, chiamò fuori dai banchi gli alunni serbi. Quando i ragazzi uscirono nel corridoio, Fra' Filipovic si scagliò sul gruppo col pugnale e li scannò tutti alla presenza degli altri ragazzi, che urlavano dal terrore. Con le gole e i petti squarciati e sanguinanti, i ragazzi correvano impazziti per il corridoio, tornavano nell'aula urlando di dolore e in preda al terrore»
..................................................................Nota 8ª
*Cfr, M. Casanova 1/51 Firenze 1956 pag 74 **G. Angelici Fuochi di bivacco in Croazia Roma 1946 ***S. Loi Jugoslavia 1941 Torino 1953 ****E. Gastaldi La Jugoslavia alle porte Milano 1968
..................................................................Nota 9ª
....In massacro dei serbi è cominciato dal primo giorno della costituzione dello Stato Indipendente Croato (vedi Gospic, Gudovac, Bosanta Krajina, ecc.) ed è proseguito senza interruzione fino a oggi. L'orrore non consiste unicamente nell'assassinio. La strage include tutti: vecchi, donne e bambini, ed è accompagnata da torture barbare...
I fiumi Sava e Drava, il Danubio, con i loro affluenti, hanno trasportato migliaia e migliaia di cadaveri serbi. Sono stati trovati dei cadaveri recanti l'iscrizione: "Direzione Belgrado inviato a re Pietro". In una barca alla deriva sulla Sava è stato rinvenuto un cumulo di teste di fanciulli con la testa di una donna (probabilmente una delle madri di questi bambini) con la scritta: "Carne per il mercato di Jovanovo a Belgrado".
Il caso di Mileva Bozinic, di Stabandza, è particolarmente orribile: suo figlio le è stato strappato dalle viscere. C'è anche il caso delle teste arrostite in Bosnia, i recipienti colmi di sangue serbo, il caso dei serbi che sono stati forzati a bere il sangue ancora caldo dei loro cari assassinati. Innumerevoli donne, ragazze e ragazzine - le madri davanti alle figlie, e le figlie davanti alle madri - sono state violentate o spedite nei campi ustascia per servirvi gli ustascia. Violenze sono state altresì commesse sugli altari delle chiese ortodosse. Presso la città di Petrinja, un ragazzo è stato costretto a violare la propria madre. Il massacro dei serbi nella chiesa ortodossa di Glina non ha precedenti nella storia.
Croazia 1942 Ustascia in posa prima di uccidere
Esistono rapporti dettagliati su tutti questi orrori. Gli stessi tedeschi e italiani sono rimasti esterrefatti da questi crimini. Essi hanno scattato fotografie di innumerevoli casi di massacri di questo genere. I tedeschi dicono che i croati hanno agito nella stessa maniera, in Germania, durante la guerra dei trent'anni e che per questa ragione esiste ancora il motto "Che Dio ci preservi dalla peste, dalla fame e dai croati". I tedeschi (della provincia di Srem) ci disprezzano per questo e si comportano in modo molto più umano con i serbi. Gli italiani hanno fotografato un recipiente contenente (più di) 3 chili di occhi di serbi, un croato che portava una collana di occhi di serbi, mentre un altro croato, proveniente da Dubrovnik, indossava una cintura dalla quale pendevano lingue tagliate ai serbi.
Drakulic 1942 Ustascia e il trofeo serbo
Gli orrori dei campi, dove migliaia di serbi sono stati uccisi o sono morti a causa delle intemperie, della fame o del freddo, sono troppo orribili per essere riportati. I tedeschi parlano di un campo della provincia di Lika dove si trovavano migliaia di serbi, ma quando i tedeschi sono arrivati hanno trovato il campo vuoto, inondato di sangue e cosparso di indumenti insanguinati. Hanno detto che un vescovo serbo ha perso la vita in quel campo. Migliaia e migliaia di serbi sono sul punto di essere torturati a Jasenovac, dove trascorrono questo inverno feroce in capanne di legno senza paglia né tetto, sopravvivendo con razioni di due patate a testa al giorno. Non ci sono stati casi simili nella storia d'Europa. Occorre andare in Asia all'epoca di Tamerlano o di Gengis Khan, o ancora in Africa in Paesi di Re assetati di sangue, per trovare una situazione similare. Questi avvenimenti hanno coperto di vergogna il nome della Croazia per i secoli a venire. Niente potrà mai assolverei da ciò. Noi non saremo in grado nemmeno di parlare all'ultimo miserabile dei Balcani della cultura millenaria della Croazia, poiché nemmeno gli zingari hanno mai perpetrato tali crudeltà .
Lager di Jasenovic Serbi impiccati
Perché scrivo questo a Voi che non siete una personalità politica, e che non potete portare la responsabilità di tutto ciò? Eccone la ragione: la nostra Chiesa cattolica ha partecipato in due modi a tutti questi barbari crimini, senza precedenti, che sono più che empi...
Un gran numero di membri del clero, dei preti, dei monaci, e dei membri delle organizzazioni della gioventù croata hanno attivamente partecipato a tutto ciò. Ci sono stati anche dei casi dove dei preti cattolici sono diventati guardiani dei campi e complici degli ustascia, approvando così le torture e i massacri dei cristiani. Un sacerdote cattolico ha lui stesso ucciso con le sue mani un religioso ortodosso. Essi non avrebbero potuto fare ciò senza il permesso dei loro vescovi, e se essi lo avessero fatto senza il permesso dei loro vescovi, allora avrebbero dovuto perdere la loro posizione ed essere sottomessi alla giustizia. Non essendosi ciò verificato, significa che i loro vescovi ne avevano dato il permesso.
In secondo luogo, la Chiesa cattolica ha utilizzato tutto ciò per convertire i serbi che erano sopravvissuti. E allora, mentre la terra fumava ancora del sangue di queste vittime innocenti, mentre i lamenti sfuggivano dai petti dei sopravvissuti, i preti, i monaci e i religiosi [cattolici] tenevano in una mano il pugnale ustascia e nell' altra i messali e i rosari. Tutta la provincia di Srem è inondata di dispense - redatte dal vescovo cattolico Aksamovic e stampate, su suo ordine, a Djakovo che richiedono ai serbi di salvare le loro vite e i loro beni convertendosi al cattolicesimo. È come se la nostra Chiesa volesse mostrare che essa poteva distruggere le anime così come le autorità ustascia distruggevano i corpi. C'è inoltre una più grande lordura sulla Chiesa cattolica poiché, nel medesimo tempo, numerose chiese ortodosse e tutti i monasteri ortodossi sono stati confiscati, i loro beni saccheggiati così come numerosi tesori storici. La stessa chiesa del patriarca a Sremski Karlovci non è stata risparmiata. Tutta questa violenza contro la coscienza e la ragione ha gettato ancora più disonore sulla nazione e sul nome della Croazia»
[[La lettera di Grizogono è agli atti del ministero degli Esteri britannico (Foreign Office, R. 5182/246/92, Sir Ronald Campbell, Public Record Office, London, FO 371/37630, 163060). Prvoslav Grizogono risiedeva a Belgrado, e come molti altri croati era rimasto in Serbia sotto l'occupazione tedesca.
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_________________ Niente scissione, la nuova maggioranza, è "una aggregazione informe di gruppi minoritari", e il documento che la unifica "si apre indicando il nemico nel governo ombra. Il nostro si apre indicando il nemico ed è il governo Berlusconi".
N. Vendola
http://oraesempreresistenza.dilucide.com/ |
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